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Carlo Crosato & Chiara Oliva – Una quasi umanità

(4 recensioni dei clienti)

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Giorni che sono l’urgenza di riempirsi di mondo, di assegnare a ogni elemento del reale qualcuna delle sillabe traboccanti, ormai svuotate di significato, ridotte a puro evento materiale da compiere.

Giorni poveri perfino dei suoni capaci di segnalare la propria esistenza, pieni di un’assenza verso cui incede tutto l’universo, invadendo col proprio vibrare un ritmo cardiaco non più fedele alla richiesta di ossigeno dei tessuti.

E nella frontiera fra questi giorni, tra il vocìo disordinato e il vulnerabile riverbero del silenzio, riscoprirsi umani. Solo nella frattura riscoprirsi interi.

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COD: ED157 Categoria:

Descrizione

Carlo Crosato è dottore di ricerca in filosofia. Passa le proprie giornate studiando e scrivendo cose.

Chiara Oliva è cantante, musicista e pittrice. Passa il proprio tempo approssimando la fine del mondo.

4 recensioni per Carlo Crosato & Chiara Oliva – Una quasi umanità

  1. Avatar

    Annachiara

    Quando si legge Crosato, bisogna farlo con mente sgombra e pronta ad accogliere tutto. Non c’è nulla di scontato, di già visto o sentito. Eppure, le sue sono poesie dell’umano sentire, della luce e dell’ombra che ci appartengono.
    Ogni verso racchiude un mondo, è l’anello di un ingranaggio in funzione o di una catena spezzata. È nel vuoto fra un anello e l’altro che lascia lo spazio a ognuno di noi, per riscoprirci – o almeno illuderci – di essere ancora quasi umani

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    Luciano

    Questo libro è un’esperienza: un continuo perdersi e ritrovarsi in una perenne pareidolia tra parole e immagini.

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    Mirella

    La poesia di Carlo Crosato è espressione del cuore con un linguaggio ricercato, potente e dolcissimo, che attraverso ogni parola colma gli spazi ancora vuoti e indefiniti del lettore. E poi basta soffermarsi sulle pitture di Chiara Oliva per fermare i concetti.
    Grazie a Carlo e a Chiara che hanno reso possibile parlarci anche per immagini.

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    Giovanni Prosperi

    Prima scriviamo per Chiara e i suoi lavori che fanno da de-coro gemello delle parole di Carlo:
    figure unite che tentano lo strappo, invano, tra dolore e sorpresa. Tra battaglie e sbranamenti. Mentre la terra sporca, assorbe e ammanta il rosa, la rosa sbiadita, in fastasmi ironici o mostri di profilo e dialoghi di pioggia nera che si tengono per mano. La protezione di una madre per il suo bambino, non tanto sicuro, e poi Pan (il tutto, l’ex tutto) con un foro nel cervello per la complicazione del volo, per pensieri inquieti di protesta, in vasi di vetro contenenti niente o cuori che scappano nel paesaggio boschivo. La copertina in lacerazione per un fiore elettrico, fulmine senza spina di presa. Laggiù, città finite, gli ultimi volti in altri volti, nascosti, la materia della speranza nell’addio estetico con le mani in tasca.

    Ed ora a te Carlo, alla tua poesia che al 90 % va a caccia grossa di filosofia, qua e là, troviamo trofei del pensiero di Giordano Bruno: vedi le mani, Husserl, intenzionalmente verso la cosa, Heidegger, perso nel gettato dell’essere. Dimentichiamo il tempo. Poi le tracce impossibili da seguire di Lévinas, stanno nella sabbia del linguaggio battutto dalle onde che confondono (vedi Derrida).

    Leggo in te anche una partita a ping pong tra Pessoa e Cioran, per ben-formazione professionale, Hölderlin che con genialità logica affratelli a Walzer, tra gli dei fuggiti. Di Hegel non mi interesso, ma mi commuove solo la sua estetica. A pagina 16 di Una quasi umanità, vi è tutta la tua poesia pura. Inizia cosi: Vicino a casa mia, a circa quattrocento metri da dove vivo c’è un posto fra le case dove c’è un ponticello, sarà lungo cinque metri (….. ).

    Un capolavoro.

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