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Beatrice Mezzone – E-gotica

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E-gotica: già dal titolo, l’emblema di un gioco autoironico, specchio di un’evoluzione. Barocca, Lunare, Arcaica, Tribale, Ipnotica: insieme definiscono una vera e propria mappa concettuale, una geografia da seguire per non perdersi nel labirinto delle parole. Dare vita a questi precisi aggettivi, sezioni in cui è divisa l’opera, sottende alcune tra le molteplici sfaccettature dell’essere donna, oggi come ieri, nella società complessa. Non so abbracciare nuvole / per la colpa del peso, / bambina irretita / nei ricami dei roghi / creatura persa nelle eclissi / dei carati / nel busto di gesso / nelle tende accostate, / le quinte del giorno / barbarico. [Medioevo 2.0]

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Descrizione

Beatrice Mezzone, nata a Napoli nel 1964, ha esordito nel mondo editoriale pubblicando, insieme a due colleghe, un libro sulla didattica della lingua, Esplorare l’italiano, per Carocci editore (2005). Profilo, Tindari Edizioni (2009), è la sua prima raccolta di poesie; la seconda Dagli spazi siderali è stata edita nel 2018 da Progetto Cultura; lo stesso editore ha poi curato nel 2019 la stampa dell’ultima silloge, Avrei voluto darvi anche le lucciole, corredata dalle pitture dell’amica e collega Susanna Meloni.

1 recensione per Beatrice Mezzone – E-gotica

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    Lavinio Ricciardi

    Questa è la quarta raccolta di poesie di Beatrice Mezzone e, a giudizio della stessa autrice, appare composta da liriche più “disincantate” rispetto a quelle delle raccolte precedenti. La copertina riporta una parte di una delle liriche, forse una delle più musicali.
    Prima ancora di parlare dell’opera, vorrei entrare nel merito citando due bellissime liriche in epigrafe al testo: la prima dell’autrice, la seconda di Emily Dickinson. A parte la delicatezza di questa seconda, notevolissima, con la prima epigrafe la poetessa mette un accento ironico su quanto le liriche esprimono, paragonandosi ad una “cicala ubriaca”.
    L’opera si compone di 42 liriche divise in cinque sezioni, e di una postfazione dell’autrice. Ciascuna sezione ha poi come epigrafe di sottotitolo, i versi di un poeta o una poetessa famosi. Ecco le varie parti (tra parentesi, i poeti “citati” tramite i loro versi):
    Barocca (C. Baudelaire) con 7 liriche;
    Lunare (M. Cvetaeva) con 10 liriche;
    Arcaica (A. Merini) con 10 liriche;
    Tribale (J. L. Borges) con 7 liriche;
    Ipnotica (Pink Floyd) con 8 liriche.
    Debbo dire che le poesie che più mi hanno colpito ad una prima lettura sono “vivo” (in Tribale) e “sola” (in Arcaica): ne riparlerò di seguito.
    Alcune considerazioni, nel merito dell’opera. Innanzitutto un ottimo indice, che di solito, in molti libri recenti, manca del tutto, e qui invece è presente, è estremamente comodo e maneggevole, Poi la scelta dei titoli, che a volte lascia perplesso chi legge: c’è stata una scelta ragionata, o no? In quest’opera, forse non nelle altre, si avverte per i titoli una creazione istintiva, non ragionata. Spesso è titolo solo il primo verso della lirica, e questo è confermato dall’indice.
    Ciononostante, nell’ambito di ciascuna sezione c’è più di una lirica bellissima, meritoria di molti elogi. Vorrei motivare qualcosa riguardo le mie due liriche preferite: sola (4.a della terza sezione, Arcaica) e vivo (7.a della quarta sezione, Tribale). Per entrambe una notevole qualità è la brevità, soprattutto nel numero di parole, volutamente – ed efficacemente – scarso.
    Poi, in sola, echeggia quello che tutti stiamo vivendo con la pandemia, che ci tormenta rendendoci più soli nelle nostre vicissitudini quotidiane: questo emerge prepotentemente dalla lirica. In vivo è la musica di questa cascata di versi monoverbo (basta provare a leggerla ad alta voce), cascata che è come se aumentasse di forza man mano che scende, idealmente alimentata da altri “affluenti”, fino a irrompere prepotente col suono dell’ultimo verbo: VIVO !
    Detto questo mi sento di concordare con quanto detto sia nella quarta di copertina, sia nella postfazione. E sono perfettamente convinto che quest’opera possa assurgere a vette molto alte, e concorrere anche a premi importanti. Ne consiglio la lettura a tutti.
    Roma, ottobre 2020 Lavinio Ricciardi

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