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Il mondo come volizione o l’apparente senso del mondo

16.15

Quel Socrate che volutamente si diede ai suoi carnefici per amore di un’idea, non potrebbe ammettere l’idea di una seconda volontà nell’essere, perché, a meno che non fosse un folle, non aveva ragioni valide per darsi in pasto alla feccia ateniese? Ma potrei fare un’infinità di esempi di tal fatta. In filosofia si è sempre questionato sul problema della libera scelta, del libero arbitrio o del libero agire; secondo una teoria fatalistica non si potrebbe compiere nulla di voluto nell’uomo, secondo il mero meccanicismo saremmo proprio noi a volere oppure a non volere le cose in questo mondo: si può violare la validità di ogni teoria fatalistica con l’impossibilità che ha ogni santo uomo di compiere volutamente il male per sé stesso (ad esempio con un delinquente che finisce in carcere per una sua malefatta per via di un reato che sa essere un reato), perché sarebbe Dio o un architetto l’artefice della sua rovina, mentre si può violare ogni teoria meccanicistica con l’impossibilità che ha un uomo di scegliere qualcosa volutamente, perché si andrebbe a porre nell’atto pratico della scelta il bene quanto il male (ad esempio con un uomo che decide di scegliere una sua passione – come un artista – rimettendoci a sue spese la propria felicità personale quando nasce con una determinata disposizione introversa), pertanto sarebbe da sciocchi credere che non ci sia un’innata predisposizione nell’essere per qualcosa.

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Descrizione

Giuseppe Turturiello è un filosofo, ormai non tanto più giovane, che ha deciso di dare alle stampe la sua opera filosofica più importante. Sa che passerà inosservata in questa generazione e anche nell’altra, ma ha deciso lo stesso di pubblicarla per i posteri. Sperando che loro apprezzeranno un lavoro di un decennio fatto di studi e sacrifici. All’autore, del denaro spicciolo, non gliene frega niente: appartiene a quella categoria (estinta o quasi) di uomini che fanno qualcosa per amore.

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